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Comfort ambientale

Numerosi studi condotti sia a livello nazionale che Europeo hanno mostrato come l’aria all’interno delle nostre abitazioni risulti spesso più inquinata rispetto a quella esterna, al punto che da diversi anni la comunità scientifica internazionale si riferisce a tale fenomeno con l’appellativo di inquinamento indoor (ossia "interno" all’abitazione). Questo può in prima analisi sembrare un controsenso: la convinzione diffusa è quella secondo la quale è sufficiente "chiudersi in casa" per difendersi adeguatamente dall’inquinamento esterno.

Questo non è in realtà vero; anzi, al contrario, le nostre abitazioni costituiscono potenzialmente delle cause di incremento dei livelli di inquinamento rispetto ai valori esterni. L’impiego di materiali da costruzione non eco-compatibili, l’uso di vernici a base non naturale, l’utilizzo di prodotti per la pulizia contenenti sostanze nocive, l’installazione e l’uso di apparecchi elettrici ed elettronici contenenti componenti tossiche ed anche la sola presenza degli abitanti può causare un innalzamento della concentrazione di sostanze inquinanti presenti nell’aria che respiriamo dentro casa. Un'altra potenziale fonte di inquinamento (e quindi di discomfort ambientale) è la presenza di muffe alle pareti o sulle coperture.

Qualche consiglio

Per ovviare al problema dell’inquinamento indoor è necessario innanzitutto monitorare lo "stato di salute" dell’aria interna, attraverso l’utilizzo di apposite strumentazioni.

Successivamente è possibile seguire alcuni accorgimenti che qui elenchiamo. senza alcuna pretesa di esaustività:

  • In caso di ristrutturazione e/o riqualificazione energetica della propria abitazione, scegliere materiali eco-compatibili e senza sostanze nocive per l’uomo. L’International Living Future Institute ha predisposto delle ottime linee guida alla casa ecologica, contenenti anche una lista di materiali da dismettere a causa della loro pericolosità ambientale o per gli effetti negativi sulla salute, alla quale è possibile riferirsi quando si stanno effettuando le scelte dei materiali da impiegare (meglio se affiancati da un professionista, magari proprio un consulente energetico)

  • L’utilizzo di vernici contenenti sostanze tossiche (principalmente derivanti da prodotti petroliferi) può causare allergie ed effetti dannosi alla salute, oltre che aumentare l’inquinamento indoor e diminuire dunque il comfort ambientale. Per ovviare a questo problema è possibile impiegare vernici "ecologiche", basate su composti ottenuti da resine ed olii vegetali, olii essenziali, spiriti vegetali, gomme e colle, prodotti di origine animale o sostanze minerali opportunamente elaborate; da segnalare che quasi sempre le vernici ecologiche hanno costi molto simili a quelle tradizionali
  • Prestare molta attenzione ai prodotti utilizzati per la pulizia della casa, evitando quelli che contengono prodotti chimici a base non naturale. Un’alternativa, molto valida e soddisfacente, potrebbe essere quella di ricorrere a prodotti fa-da-te (il buon vecchio sapone fatto alla maniera delle nonne…) oppure a prodotti del tutto naturali (come ad esempio il bicarbonato di sodio, l’aceto, il limone, ecc.). In ogni caso, è opportuno evitare di riporre i prodotti per la pulizia della casa il locali angusti e non areati, preferendo, se possibile, l’immagazzinamento all’esterno (ma comunque al riparo dalle intemperie e dall’esposizione diretta ai raggi solari)
  • Utilizzare le piante da appartamento come depuratori naturali dell’aria indoor. Esistono moltissime possibilità al riguardo; segnaliamo le tre piante normalmente giudicate più efficaci. Innanzitutto la "Areca Palm" (Chrysalidocarpus Ltescens), che ripulisce efficacemente l’aria durante il giorno; 4 esemplari medi coprono il fabbisogno di una persona, ma bisogna evitare di porle nelle camere da letto. Poi c’è la "Mother-in-law’s Tongue" (Sansevieria Trifasciata), chiamata anche "Lingua della suocera"; è la pianta da porre in camera da letto, tenendo conto che per una matrimoniale servono almeno 4-5 esemplari medi. Infine abbiamo la "Money Plant" (Epipremnum Aureum), che rifinisce il lavoro dei due precedenti esemplari, riuscendo anche a filtrare efficacemente molti composti organici volatili, fra i quali la formaldeide. L’elenco, naturalmente, non finisce qui; abbiamo indicato quelli che sono ritenuti i migliori "filtri naturali", ma esistono moltissime altre piante adatte allo scopo. Il consiglio è quello di rivolgersi ad un buon vivaista, il quale saprà consigliarci al meglio
  • Evitare che l’arredamento risulti eccessivo rispetto sia al volume disponibile che alle reali esigenze degli abitanti.
  • Evitare il più possibile l’utilizzo di tendaggi pesanti, tappeti, moquette, carta da parati (accumulano inevitabilmente le sostanze inquinanti presenti nell’aria)
  • Evitare il più possibile l’acquisto di mobilio realizzato in materiale a base naturale ma con additivi di origine artificiale; in buona sostanza: evitare mobili fatti con pannelli multistrato, truciolare, ecc. e preferire mobili in legno massello o simili, meglio se lasciati al naturale. Ecco ad esempio un buon sito dove reperirli
  • Arieggiare spesso i locali, specie se utilizzati da più persone (questo a meno che sia presente un impianto di VMC)
  • Arieggiare spesso i locali seminterrati (cantine, box, ecc.), di modo da evitare concentrazioni elevate di gas Radon
  • Effettuare sempre la manutenzione degli impianti di condizionamento e di VMC, avendo cura che i filtri vengano puliti periodicamente e sostituiti con la cadenza suggerita dalle ditte produttrici
  • Il fumo di sigaretta è una delle principali cause dell’inquinamento indoor: se possibile, fumare (o chiedere agli ospiti di fumare) all’esterno
  • L’utilizzo di candele profumate, bastoncini di incenso e simili è una forte fonte di inquinamento indoor (in genere emettono molto benzene): è consigliabile dunque evitarne l’uso
  • Evitare il più possibile l’utilizzo di deodoranti e cosmetici spray, preferendo quelli dotati di altri sistemi (stick, ad irrorazione, ecc.)
  • Arieggiare spesso le coperte, i cuscini ed anche i materassi; se possibile provvedere alla loro pulizia con macchine a vapore (eliminano completamente gli acari della polvere)
  • Evitare l’accumulo di polvere (i classici "batuffoli"), specie nelle zone meno visibili, come ad esempio dietro gli armadi; questo aiuta ad evitare la massiccia presenza di acari della polvere
  • Lasciare sempre uno spazio arieggiato fra le pareti ed i componenti dell’arredamento (armadi, divani ecc.); questo favorisce la circolazione dell’aria e aiuta ad evitare la formazione di condensa e muffe
  • Fare sempre eseguire la manutenzione periodica dei generatori di calore, compresa la prova fumi della caldaia, obbligatoria per Legge. Pulire periodicamente le canne fumarie. Entrambe queste manutenzioni migliorano sensibilmente la combustione e riducono l’emissione di sostanze inquinanti (sia all’interno che all’esterno dell’abitazione)
I principali inquinanti

Le potenziali sorgenti di inquinamento indoor e, di conseguenza, di discomfort ambientale per le abitazioni sono molteplici e di natura differente. Senza alcuna pretesa di esaustività, abbiamo provato a sintetizzarle con lo schema seguente, che riporta le principali sostanze inquinanti, le loro normali sorgenti e gli effetti biologici al momento noti:




Da notare che nella tabella non abbiamo inserito limiti normativi per alcuna sostanza. Questo perché, al momento, non esistono Norme unificate che forniscano tali limiti e, anzi, spesso capita che la legislazione locale (Provinciale o addirittura comunale) risulti in contrasto con quella nazionale e/o Europea.

Questo è dovuto al fatto che, pur trattandosi di sostanze ormai molto note da tempo, i relativi effetti biologici non sempre sono facili da analizzare, specie se con l’obiettivo di determinare la concentrazione massima ammissibile in un ambiente che non arrechi danni a breve, medio e lungo termine all’organismo umano.

Un consulente energetico ben preparato conosce molto bene le diverse Norme ed i differenti documenti sanitari di riferimento e si mantiene costantemente aggiornato. A seguito di eventuali campagne di monitoraggio del comfort ambientale saprà dunque darci le corrette indicazioni in merito ai livelli di inquinamento riscontrati nella nostra abitazione.

Da ultimo, ricordiamo che molte delle sostanze che abbiamo indicato vengono spesso raggruppate sotto l’unica sigla di COV (Composti Organici Volatili) oppure VOC (Volatile Organic Compounds), dizioni ormai divenute d’uso sia in ambito internazionale che nazionale. Quanto alla Legislazione italiana, ricordiamo che l'art 268 del D.Lgs. 152/2006 definisce i COV come «…quei composti organici che, a 293,15 K (ossia 20 °C), abbiano una pressione di vapore di 0,01 kPa o superiore oppure che abbiano una volatilità corrispondente in condizioni particolari di uso».

Molto spesso gli effetti combinati dei VOC sull’organismo umano vengono definiti come "Sindrome da edificio malato" (oppure, in inglese, come "Sick Building Syndrome"). Si tratta, a tutti gli effetti, di una malattia riconosciuta fin dal 1983 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che presenta una serie di sintomatologie riconducibili alla presenza di elementi tossici all’interno degli ambienti domestici e di lavoro.

Un utile strumento per la valutazione delle sostanze inquinanti monitorate è lo Standard SBM2008, al quale ci riferiamo anche nel caso del comfort elettromagnetico (vedere qui). Riportiamo qui sotto la tabella di valutazione contenuta in tale Standard. Da notare come le sostanze considerate non corrispondano a tutte quelle che abbiamo elencato nella nostra tabella; molte sono state raggruppate sotto la voce, altre sono assenti (ad esempio il CO), altre non sono state da noi indicate.


Il gas Radon

Dedichiamo una particolare attenzione ad una delle sostanze che abbiamo mostrato, assieme ad altre, nella nostra tabella degli inquinanti indoor, ossia il gas Radon. Lo facciamo perché, purtroppo, si tratta di una problematica ancora poco conosciuta in Italia e che viene spesso trattata con superficialità.

Si tratta di un gas radioattivo naturale, inodore ed incolore, prodotto dal decadimento dell'Uranio. Il suo periodo di dimezzamento (cioè il tempo in cui si dimezza la sua concentrazione per decadimento naturale) è di 3,8 giorni, prendendo come riferimento l’isotopo radioattivo più diffuso in Italia.

Poiché l’Uranio è un elemento naturale presente in tutti gli strati della superficie terrestre, anche il gas Radon, da esso derivante, è diffuso praticamente ovunque. Questo anche se la sua concentrazione, espressa in [Bq/mc] (leggasi "Becquerel al metro cubo"), dipende molto dalla zona geografica. Infatti esso è maggiormente concentrato in presenza, nel sottosuolo, di lave, tufi, pozzolane, in alcuni graniti e talvolta in alcune rocce sedimentarie come marmi, marne, flysh ecc.

Mostriamo una mappa con la distribuzione media della concentrazione di gas Radon in Italia:



Come si nota, una delle Regioni maggiormente interessate dal problema è la Lombardia. Ecco una mappa che mostra la concentrazione media in tale Regione:



Negli spazi aperti il gas Radon viene significativamente diluito dall’aria. Al contrario, negli spazi chiusi esso può assumere concentrazioni molto elevate, come ad esempio nelle cantine, nei box, nelle taverne, ecc.

Il gas Radon è considerato altamente cancerogeno: l'esposizione ad esso è ritenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la seconda causa di cancro polmonare dopo il fumo di sigaretta.

Gli elementi più significativi ai fini della valutazione dell’influenza del gas Radon sul confort ambientale sono principalmente la geologia del sottosuolo locale, le interazioni esistenti fra terreno ed edificio, i materiali da costruzione utilizzati e le tipologie edilizie.

Esistono molte accortezze costruttive per ridurre l’inquinamento indoor da gas Radon. Per maggiori e più dettagliate informazioni al riguardo è consigliabile una visita a questo sito web
oppure una lettura al manualetto a cura dell’ISPSEL intitolato "Il Radon in Italia: guida per il cittadino", reperibile gratuitamente in Internet. Un’altra fonte molto utile è la sezione dedicata al gas Radon del sito dell’ARPA Lombardia.

Ad oggi l’Italia ha legiferato in merito alla protezione dei lavoratori da gas Radon (D. Lgs. 230/1995 così come modificato dal D.Lgs. 241/2000), imponendo anche specifiche per il suo monitoraggio. Lo stesso, purtroppo, non è ancora stato fatto per quanto riguarda le abitazioni.

Normalmente si fa riferimento ai valori raccomandati dall’Unione Europea, pari a 200 Bq/mc per le nuove abitazioni e 400 Bq/mc per quelle già esistenti, valori derivanti dalla Direttiva Euratom 90/143 e richiamati successivamente dalla Direttiva Euratom 2013/59. L’unico riferimento normativo per il nostro Paese sono le "Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati", documento ratificato dalla Conferenza Stato-Regioni con l’accordo del 27 Settembre 2001, che però non ha praticamente portato a nulla di concreto negli anni successivi.

Da notare che considerando questi limiti e riguardando le mappe che rappresentano le concentrazioni medie di gas Radon in Italia ed in Lombardia, dovremmo concludere che praticamente nessuna zona presenta problematiche di gas Radon. In effetti tale conclusione è errata ed ancora una volta possiamo accorgercene riferendoci allo Standard SBM2008, il quale presenta la seguente tabella di rischio per la concentrazione in aria del gas Radon:



Addirittura notiamo come il limite superiore di concentrazione, pari a 200 Bq/mc, è considerato come confine della zona di rischio estremo dallo Standard SBM2008 mentre l’Unione Europea lo considera come valore massimo ammissibile per le nuove costruzioni.

Un buon consulente energetico è normalmente dotato di strumentazioni portatili per il monitoraggio del gas Radon. Bisogna tener presente che la campagna di misura deve proseguire per periodi lunghi (generalmente 10-12 mesi) in quanto la concentrazione di gas Radon può variare anche molto significativamente a seconda della stagione e di molti fattori ambientali.

Ecco un esempio di tale strumentazione, dal costo non eccessivo e che si è dimostrata molto affidabile a seguito di numerosi test di prova condotti in differenti nazioni e da svariati istituti e laboratori di ricerca:


Monitoraggio strumentale

Come abbiamo visto, sono moltissime le sostanze che possono causare inquinamento indoor. È quindi naturale che tante saranno le strumentazioni necessarie al monitoraggio del livello di comfort ambientale domestico.

Ciononostante, è possibile valutare in modo egregio tale comfort utilizzando un set minimo di strumentazioni. In questo modo si riducono notevolmente i costi che il cliente deve sostenere per il monitoraggio e, nel contempo, si ottengono utili indicazioni su come ovviare ad eventuali problematiche riscontrate.

Rappresentiamo nella figura qui sotto alcuni esempi commerciali di strumentazioni utilizzabili per una prima valutazione del comfort ambientale da parte di un consulente energetico. Le grandezze monitorate sono normalmente (e contemporaneamente) la temperatura ambiente, l’umidità relativa, la pressione atmosferica e le concentrazioni di CO, CO2 e formaldeide. Da notare come difficilmente si riesca a reperire uno strumento che consenta il rilievo di tutte queste grandezze; spesso è necessario ricorrere all’utilizzo di due o più dispositivi contemporaneamente.

Se a seguito della campagna di misure dovessero emergere particolari problematiche, il consulente energetico potrà
poi eventualmente consigliare di rivolgersi a particolari laboratori di analisi per approfondire ulteriormente le indagini.

Ricordiamo, da ultimo, che certi  protocolli ambientali riguardanti gli edifici richiedono esplicitamente alcuni di questi monitoraggi. Fra di essi ricordiamo, ad esempio, il protocollo CasaClima Nature.


Una "piccola provocazione"

Chiudiamo questa sezione dedicata al comfort ambientale con una "piccola provocazione" riferita ad un aspetto che non viene praticamente mai considerato, neppure da quelle persone già da tempo informate e sensibili riguardo alle problematiche di inquinamento indoor e di comfort ambientale.

Ci riferiamo, in particolare, all’ambiente interno alle nostre automobili e – why not? – ai mezzi pubblici (treni, aerei, taxi, autobus e tram innanzitutto). Essi, pur con molte differenze rispetto alle abitazioni, sono a tutti gli effetti degli ambienti soggetti ad inquinamento da VOC.

Per quelli che fra noi passano molto tempo nella propria automobile o sui mezzi pubblici, ciò costituisce certamente un grosso problema: potrebbe infatti accadere di preoccuparsi del comfort ambientale della propria abitazione in modo adeguato (magari anche soltanto risolvendo i problemi riscontrati seguendo i consigli che abbiamo dato), ma di ritrovarsi poi in "ambienti" dove tale problema viene del tutto ignorato.

Come possiamo porre rimedio a tutto ciò? Nel caso della nostra automobile è semplice: basta…pulire adeguatamente gli interni con una cadenza la più possibile periodica. Non si tratta soltanto di un’operazione che rende l’auto "più bella", ma che sicuramente la rende anche "più sana" (ovviamente per quanto possibile: quando siamo in viaggio ci troviamo comunque esposti all’inquinamento outdoor!!!). Naturalmente la pulizia è da effettuarsi con prodotti e detergenti a base naturale, non contenenti dunque sostanze di derivazione petrolchimica.

E per i mezzi pubblici? Ammettiamolo, qui le cose si fanno complicate. Per i taxi il problema è relativo: quasi tutti i conducenti mantengono pulito il mezzo per motivi di "rappresentanza"; e se anche non lo fanno utilizzando prodotti naturali, almeno avranno ridotto l’accumulo di VOC. Per gli aerei molto dipende dalle Compagnie: anche in questo caso si tende a mantenere puliti gli interni per renderli (in apparenza?) confortevoli, ma non sempre è così.

Per i treni e gli altri mezzi pubblici (ma soprattutto…per i treni) il problema è invece molto serio, specialmente nel
nostro Paese. E la sua non-risoluzione è più un fatto culturale che di difficoltà operativa. Certamente vi sarete accorti della differenza fra un treno regionale, principalmente utilizzato da pendolari, ed un treno ad "alta velocità", vero? E non aggiungiamo altro. Se non che in un Paese civile tutti i mezzi pubblici non dovrebbero costituire alcun pericolo per la salute dei viaggiatori, a prescindere dall’utilizzo che ne viene fatto e dal "ritorno di immagine" che ne può avere l’Azienda che offre il servizio.

 
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