Comfort acustico - La Bottega dell'Energia

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Energia per la casa > Comfort abitativo
Comfort acustico

Fra le possibili cause di discomfort abitativo la presenza di rumori è senz’altro quella più diffusa, tangibile e dannosa, ancor più che la sensazione di discomfort termoigrometrico.

La presenza di campi elettromagnetici eccessivi, di inquinanti nell’ambiente domestico, di una non corretta illuminazione e di valori di temperatura ed umidità non adeguati vengono più o meno percepiti dagli abitanti dopo un certo periodo di tempo, mentre la presenza di disturbi acustici è avvertita praticamente in modo istantaneo e, spesso, fastidioso fin dai primi momenti della loro insorgenza.

Suoni e rumori: qualche definizione

Il suono è prodotto da una vibrazione delle particelle che costituiscono il mezzo trasmissivo (aria, acqua, materiali edili, ecc.), che si propaga per onde attraverso lo stesso. Un suono monotonale (detto anche "tono") è caratterizzato da un’ampiezza e da una frequenza f e può essere rappresentato con una sinusoide, ossia un segnale periodico (cioè che si ripete uguale a sé stesso dopo un periodo di tempo T = 1/f). Riportiamo qui sotto un esempio di sinusoide ed indichiamo le unità di misura utilizzate per le varie grandezze coinvolte nell’analisi del suono:



Un suono può essere o meno intenzionale, a seconda che sia stato prodotto volontariamente oppure no. In natura è difficilmente possibile avere suoni monotonali; normalmente un suono è multitonale, ossia composto da più toni sovrapposti.

Mentre il suono è regolare (perché periodico), un rumore è invece del tutto irregolare e, molto spesso, irripetibile. Questa è la distinzione classicamente fatta dall’Acustica, anche se, in realtà, dobbiamo osservare che anche un segnale sonoro regolare può arrecare una qualche forma di disturbo (anzi: spesso i suoni periodici possono essere considerati fra i rumori più fastidiosi: basta pensare a quanto risulti fastidioso il suono della sirena di un allarme antintrusione). Ecco un esempio di diagramma che rappresenta un generico rumore:



I livelli di pressione sonora si misurano in decibel (simbolo "dB"), come abbiamo illustrato nella figura sopra. Per renderci meglio conto di quali ordini di grandezza sono in gioco, riportiamo qui sotto una tabella con indicati alcuni suoni e rumori riscontrabili nella vita di tutti i giorni ed i corrispondenti valori di pressione sonora; per avere sottomano un confronto indicativo, riportiamo anche il limite di udibilità da parte dell’orecchio umano e quella che viene considerata soglia del dolore, di cui tratteremo meglio nel seguito:



Da notare come il livello di pressione sonora L sia da considerarsi una grandezza di tipo istantaneo: con essa si identifica il suono o il rumore in un determinato momento e, nell’istante immediatamente successivo, L potrebbe essere variato anche di molto. Per i suoni questo non è un problema: poiché essi si ripetono indefinitamente uguali a sé stessi dopo un periodo T, il valore di L può assumere valori compresi fra il massimo ed il minimo della relativa sinusoide. Per i rumori, invece, questo è un grosso problema: essendo non periodici è importante identificarne la pressione sonora con un parametro univoco, da confrontarsi poi, ad esempio, con i limiti dettati dalla Normativa.

È stato quindi introdotto il concetto di "livello di pressione sonora equivalente" Leq: assegnato il grafico di un particolare rumore, Leq rappresenta il livello di pressione sonora di un suono monotonale che ha lo stesso contenuto energetico del rumore di partenza. Lo stesso parametro è molto utile nel caso si stia analizzando un segnale multitonale, per il quale assume il medesimo significato. Anche Leq viene misurato in decibel; mostriamo qui sotto un esempio di rumore misurato per un periodo di 4 ore ed il corrispondente livello di pressione sonora equivalente:



Da notare come Leq venga aggiornato man mano che trascorre il tempo: osservando la linea rossa di figura si nota come inizialmente Leq presenti delle variazioni anche molto brusche, per poi attestarsi, verso gli ultimi periodi di misura, ad un valore ben definito. Questo indica chiaramente come sia importante stabilire il corretto tempo di osservazione di un fenomeno sonoro, scelto in modo che Leq possa attestarsi ad un valore stabile e, quindi, significativo.

Altre due grandezze molto importanti nell’ambito del comfort acustico sono il rumore di fondo ed il livello massimo di pressione sonora. Per rumori "semplici" e per suoni monotonali è immediato comprenderne il significato: il primo rappresenta il livello sonoro esistente in un ambiente quando tutte le sorgenti sonore intenzionali sono spente (ad esempio, per un’abitazione si tratta del rumore esistente quando nessuno degli occupanti sta parlando, tutti gli impianti sono spenti, ecc.; chiaramente, in questo caso, il rumore di fondo sarà tutto dovuto a sorgenti esterne all’abitazione). Il livello massimo è invece identificabile come il massimo L rilevato in un determinato periodo di tempo.

Nel caso di rumori compositi o di suoni multitonali, si utilizzano ancora gli stessi due parametri, riferendosi però ai livelli equivalenti di pressione sonora. In tal caso viene stabilito convenzionalmente che:

  • Il rumore di fondo è identificato come il livello di pressione sonora che viene superato per almeno il 95% del tempo complessivo di osservazione; viene indicato come L95

  • Il livello massimo è identificato come il livello di pressione sonora che viene superato per almeno il 10% del tempo complessivo di osservazione; viene indicato come L10


Utilizzando tali definizioni formali, si ha il vantaggio di escludere statisticamente quegli eventi sonori che si dovessero presentare soltanto in modo occasionale ed eccezionale durante tutto il periodo di osservazione. Ad esempio, se in un periodo di osservazione di 4 ore si rileva un suono a 140 dB soltanto per 4 secondi complessivi, non avrebbe senso identificare tale livello come quello massimo.

In Acustica esistono alcuni algoritmi matematico-statistici (calcolo dei percentili) che vengono applicati ai segnali rumorosi per determinare questi due parametri; ecco ad esempio lo stesso diagramma che abbiamo presentato in precedenza, con indicati anche il rumore di fondo L95 ed il livello massimo di pressione sonora L10; da notare che in entrambi i casi gli eventi sonori eccezionali risultano al di sotto di L95 o al di sopra di L10.



Sottolineiamo come, a differenza di quanto osservato per Leq, i parametri L10 ed L95 non vengono aggiornati man mano che passa il tempo: essi vengono invece calcolati soltanto al termine del periodo di osservazione. Solitamente si preferisce comunque riportarli nei diagrammi come quello che abbiamo mostrato in quanto ciò permette un rapido confronto fra i valori istantanei dei rumori osservati e del relativo Leq con il rumore di fondo ed il livello massimo di pressione sonora.

La misura del rumore

La strumentazione per le misure acustiche professionali è così variegata e complessa che preferiamo non dilungarci troppo su aspetti tecnici e normativi che ci porterebbero ben oltre gli scopi delle presenti pagine. Per chi fosse particolarmente interessato ad approfondire questi argomenti, rimandiamo ai siti web dei produttori, delle associazioni di categoria e delle testate specializzate, come ad esempio:


Lo strumento utilizzato per misurare un suono e/o un rumore è detto "fonometro". Esistono moltissimi tipi di fonometro, ciascuno adatto ad uno o più usi ed a uno o più ambiti di utilizzo.

I fonometri possono essere di quattro classi di prestazione differenti, così come definite dalla Norma IEC 61672-1 del 2002, in funzione della precisione delle misure ottenibili. Alla classe 0 appartengono i fonometri più precisi, alla classe 3 quelli meno precisi. Ecco una tabella riassuntiva delle caratteristiche delle quattro classi:



Un fonometro può essere "integratore", ossia può calcolare direttamente durante le misure il livello equivalente di pressione sonora Leq. In molti casi si preferisce l’utilizzo di un fonometro non integratore ma equipaggiato con un datalogger per la memorizzazione dei dati: in tal caso, a patto di poter scegliere adeguatamente l’intervallo minimo di misura (tempo che intercorre fra la memorizzazione di un dato e quello successivo), il calcolo di Leq può essere eseguito off-line in un secondo momento.

Un fonometro può essere dotato di un analizzatore di spettro: tale dispositivo consente l’analisi in frequenza dei suoni e/o rumori registrati, ossia di capire per ciascun valore di frequenza qual è la corrispondente ampiezza L.

È a questo punto fondamentale soffermare l’attenzione sulla seguente distinzione:

  • Per le misure legali, come ad esempio le verifiche dei requisiti acustici passivi degli edifici (di cui riparleremo brevemente nel seguito) è obbligatorio utilizzare un fonometro in classe 1, dotato di certificato di calibratura, di tipo integratore ed equipaggiato con un analizzatore di spettro; lo strumento deve essere ricalibrato ogni due anni da un apposito laboratorio di calibratura

  • Per le misure in ambito lavorativo, riguardanti la sicurezza sul lavoro, è consigliato un fonometro in classe 1 con le caratteristiche elencate al punto precedente; è però da sottolineare che le norme UNI EN ISO 9612 ed UNI 9432, entrambe del 2011 ed entrambe riguardanti l’esposizione dei lavoratori ai fenomeni acustici, hanno di fatto aperto all’uso di fonometri in classe 2 (anche se la classe 1 rimane quella raccomandata)
  • Per le verifiche di comfort acustico e per le misure preventive di rumore ambientale, entrambe di tipo non legale, normalmente vengono impiegati fonometri di classe 2, debitamente calibrati, eventualmente non integratori (ma dotati di datalogger) e generalmente non comprendenti un analizzatore di spettro


I fonometri vengono alle volte impiegati assieme ad altri dispositivi (come il "dodecaedro" e "la macchina da calpestio" per la verifica dei requisiti acustici passivi degli edifici; rimandiamo comunque, per approfondimenti, ai siti web prima citati). A prescindere dalla classe e dall’utilizzo che ne viene fatto, qualsiasi fonometro deve essere calibrato prima e dopo ogni ciclo di misura attraverso un opportuno calibratore, caratterizzato dalla corretta classe di precisione, così come definita dalla Norma IEC 60942 del 2003.

Riportiamo qui sotto un esempio commerciale di fonometro in classe 1 adatto per misure legali e di un fonometro in classe 2 utilizzabile per le verifiche di comfort acustico:

     


È infine da evidenziare un’importante caratteristica comune non solo ai fonometri, ma anche ad altri strumenti utilizzati per la misura dei fenomeni sonori. L’orecchio umano può udire i suoni compresi nell’intervallo di frequenze che va da 20 Hz a 20 kHz; con l’aumentare dell’età tale intervallo tende peraltro ad abbassarsi (ad esempio, molte persone anziane tendono a sentire suoni soltanto al di sotto dei 15-16 kHz). Inoltre l’orecchio non presenta la stessa sensibilità nelle varie bande di frequenza: essa risulta maggiore alle alte frequenze e minore a quelle più basse.

Un fonometro, al contrario, presenterebbe in genere la stessa sensibilità a tutte le frequenze. Per tale motivo la Norma ISO 226 del 2003 ha introdotto le cosiddette curve di ponderazione, da implementare con un apposito filtro di modo da simulare la risposta in frequenza dell’orecchio umano in determinate condizioni. Si hanno, in particolare, le seguenti curve di ponderazione:

  • Curva di ponderazione A: particolarmente utile per livelli sonori al di sotto dei 60 dB, è attualmente la più impiegata dalla Normativa italiana ed Europea

  • Curva di ponderazione B: utile per livelli sonori compresi fra i 60 e gli 80 dB. È attualmente in disuso

  • Curva di ponderazione C: utile per livelli sonori superiori agli 80 dB, presenta la caratteristica di essere piatta nella parte centrale dello spettro udibile (cioè in tale intervallo non viene applicata alcuna ponderazione); viene in genere applicata per la valutazione dei disturbi sonori causati da rumori impulsivi isolati o del rumore emesso da macchinari industriali

  • Curva di ponderazione D: introdotta per valutare livelli di rumore molto forti, con particolare riferimento al rumore prodotto dagli aerei


In sostanza, tali curve forniscono i valori che devono essere sommati algebricamente, frequenza per frequenza, ai valori misurati da un fonometro per simulare così la corretta risposta dell’orecchio umano. Tutti i fonometri per uso professionale consentono di applicare almeno due ponderazioni, solitamente la A e la C.

Riportiamo qui sotto una rappresentazione grafica delle curve di ponderazione descritte:



Si è soliti indicare esplicitamente la ponderazione utilizzata per le misure: ad esempio, si indica con Leq,A il livello di pressione sonora equivalente calcolato in base a misure fonometriche eseguite con curva di ponderazione di tipo A e così via. A volte, per maggior chiarezza, si specifica anche la ponderazione accanto all’unità di misura, ossia al decibel; ad esempio, con curva di ponderazione C si indica Leq,C = 80 dbC.

Effetti del rumore sulla salute

Da moltissimi anni gli studiosi analizzano le correlazioni esistenti fra il suono ed il rumore e gli effetti che questi hanno sulla psiche e sul corpo degli esseri umani. Tali effetti possono essere classificati come segue:

  • Danni specifici, ossia danni all’apparato uditivo

  • Effetti psico-fisiologici, cioè azioni sul sistema nervoso /come stress, ecc.)

  • Effetti psico-sociali, ossia disturbi soggettivi, chiamati in letteratura "annoyance" ed intesi come sensazioni spiacevoli associate a particolari condizioni e rilevate da un individuo o da uno specifico gruppo di individui


Due studi molto importanti sono stati pubblicati da M. Cosa ed M. Nicoli negli anni ’90:

  • M. Cosa, M. Nicoli, "Esposizione a rumori altamente impulsivi: metodologie analitiche e valutazioni sperimentali", Ann. Ist. Super. Sanità, Vol. 23, n. 1, 1987, pp. 135-146

  • M. Cosa, M. Nicoli, "Valutazione e controllo del rumore e delle vibrazioni. Guida pratica per gli operatori dei servizi di igiene pubblica delle Unità sanitarie locali", Ed. Scientifiche Associate, 1989


Attraverso tali ricerche, i due studiosi hanno ideato una scala di lesività del rumore; la riproponiamo qui sotto, affiancandola alla tabella con i livelli di pressione sonora tipici delle sorgenti di rumore che abbiamo già mostrato in precedenza (da notare che per i valori tipici di cui avevamo riportato un intervallo, abbiamo qui considerato per comodità il valore medio):



In tempi più recenti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Europea per l’Ambiente hanno approfondito ulteriormente  tali ricerche e, sulla base dei risultati ottenuti, hanno pubblicato degli studi e dei dossier, ormai presi come riferimento sia in ambito Europeo che nazionale; essi sono anche stati ripresi dall’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. I documenti di riferimento presi in considerazione sono i seguenti:

  • Word Health Organization, "Guidelines for community noise", 1999

  • European Environment Agency, "Good practice guide on noise exposure and potential health effects", Technical Report n. 11/2010

  • Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, "Rassegna degli effetti derivanti dall'esposizione al rumore", Rapporto Tecnico n. RTI CTN_AGF 3/2000


In base a tali studi, è possibile approfondire la schematizzazione proposta da M. Cosa ed M. Nicoli, elencando anche alcuni effetti fisici e psicologici tipici e significativi, come mostriamo nell’estensione della precedente tabella, che riportiamo qui di seguito:



Sulla base degli studi e delle ricerche condotte, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha anche proposto una tabella con dei valori-guida di pressione sonora equivalente e massima da rispettare per evitare determinati effetti sulla salute; tali valori sono espressi per differenti edifici ed in base alle attività svolte. La tabella contiene anche le indicazioni riguardanti l’intervallo di osservazione (ossia di misura) da rispettare per ottenere delle misure significative. Le pressioni sonore sono espresse con ponderazione di tipo A.

Per periodo diurno e notturno si intende la distinzione che fa in merito anche la Normativa italiana: diurno dalle ore 6.00 alle ore 22.00, notturno nelle rimanenti ore. Per periodo "serale" si intende convenzionalmente quello che va dalle 20.00 alle 23.00.

Mostriamo qui sotto la parte di tabella che interessa lo studio del comfort acustico relativo alle abitazioni:


La Normativa italiana

Come chiariremo nel seguito, le verifiche di comfort acustico non costituiscono delle misure di tipo legale. Ciononostante, per completezza, riteniamo opportuno dare un quadro di massima della Normativa italiana in ambito acustico. Ci riferiremo, in particolare, al contesto di nostro maggior interesse, ossia a quello residenziale.
Ecco dunque una breve lista dei documenti fondamentali:

  • La L. 26 Ottobre 1995, n. 447, ossia la "Legge quadro sull’inquinamento acustico". Essa rappresenta la Norma di riferimento, in ambito nazionale, in materia di inquinamento acustico. Stabilisce i principi fondamentali in materia di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico. Definisce quest’ultimo come "Introduzione di rumore nell’ambiente abitativo e nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento dell’ecosistema, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi". All’art. 2, commi 6 e 7, viene introdotta per la prima volta la figura del "Tecnico competenze in acustica ambientale"

  • Il DPCM del 5 Dicembre 1997, emanato in attuazione dell’art. 3, comma 1, lettera e) della L. 447/1995, stabilisce i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e delle loro componenti in opera, allo scopo di contenere l’esposizione umana al rumore

  • Il DPCM del 14 Novembre 1997 rappresenta la Norma di riferimento in materia di limiti di rumorosità per le sorgenti sonore fisse, sia in relazione ai valori limite assoluti (ambiente esterno), sia a quelli differenziali, riferiti all’ambiente abitativo interno

  • Il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 16 Marzo 1998 definisce le specifiche tecniche della strumentazione di misura fonometrica e le procedure da seguire per il rilevamento del rumore; prescrive inoltre che le misure legali debbano essere esclusivamente eseguite da un Tecnico competente in acustica ambientale

  • Il DPCM del 31 Marzo 1998 indica i criteri specifici per l’esercizio dell’attività di Tecnico competente in acustica ambientale


Esistono poi Leggi Regionali e regolamenti comunali che normano, per i territori di competenza, la materia specifica.


Con "Requisiti acustici passivi degli edifici" si intende un insieme di proprietà tecniche che i sistemi edificio-impianti di nuova costruzione debbono presentare affinché determinati limiti o caratteristiche (anch’essi indicati dal DPCM 512/1997) soddisfino le prescrizioni di Legge. Da notare che tali prescrizioni riguardano sia le componenti edilizie (facciate, solai, serramenti), sia gli impianti (in servizio continuo – ad esempio il riscaldamento centralizzato o gli impianti di VMC – ed in servizio discontinuo – ad esempio gli scarichi igienici).

Negli ultimi anni la verifica dei requisiti acustici passivi degli edifici ha avuto larghissima diffusione (specie per i condomini) in quanto ci si è accorti che la maggior parte degli edifici edificati dopo l’entrata in vigore del DPCM 512/1997 non soddisfa tali requisiti. Attualmente, dunque, il richiedere ad un Tecnico competente in acustica ambientale una verifica di questo tipo è diventato sinonimo di un (quasi) sicuro risarcimento da parte dell’impresa costruttrice. Se da un lato ciò appare "strano", dall’altro deve far riflettere su un fatto che, purtroppo, in Italia non è del tutto nuovo, anche in altri ambiti: fintantoché non vengono posti in campo i necessari ed adeguati controlli rispetto alle prescrizioni normative, è ben difficile che esse vengano rispettate…

Infine una nota importante. Diventare Tecnici competenti in acustica ambientale non è cosa facile e prevede uno specifico percorso di formazione teorica e pratica, quest’ultima in affiancamento ad un Tecnico già iscritto ad uno degli albi regionali. Poiché, come appena discusso, oggigiorno è molto diffusa la richiesta della verifica dei requisiti acustici passivi, attività che solo un Tecnico competente in acustica ambientale può svolgere, è fondamentale stare molto attenti nella scelta del professionista al quale affidare l’incarico. Come prima cosa è sicuramente necessario consultare gli albi presenti nei siti web delle differenti Regioni, di modo da verificare che il professionista che si dichiara iscritto all’albo lo sia veramente (tenendo comunque presente che l’iscrizione all’albo di una Regione consente di esercitare l’attività su tutto il territorio nazionale).


Per maggiori informazioni riguardanti la figura del Tecnico competente in acustica ambientale ed i requisiti acustici passivi degli edifici, rimandiamo al sito web dell’Associazione Italiana per l’Isolamento Termico ed Acustico (ANIT) dove, nell’apposita sezione, sono contenute delle interessanti FAQ riguardanti questi argomenti molto "delicati" ed attuali.

Misure legali e verifiche di comfort acustico

È opportuno soffermarci su un aspetto fondamentale, che abbiamo lasciato per ultimo perché per comprenderlo a pieno dovevamo prima trattare con attenzione tutti gli argomenti precedenti.

Le domande che ci poniamo sono: che differenza c’è fra le misure acustiche legali e quelle di comfort acustico? A chi dobbiamo rivolgerci per effettuarle?

La distinzione fra i due tipi di misura è piuttosto semplice. Le misure legali hanno come scopo quello di verificare se un ambiente (casa, ufficio, ecc.) presenta un livello di inquinamento acustico entro i limiti normativi e/o se i requisiti acustici passivi sono stati rispettati. Esse vengono quindi effettuate all’interno di una vera e propria perizia acustica, basandosi sulla quale il proprietario dell’edificio (o, più in generale,…dell’ambiente) potrà poi effettuare una richiesta di risarcimento danni al costruttore oppure all’individuo/ente disturbante (discoteca, industria, ecc.).

Le misure di comfort acustico hanno invece come unico scopo quello di determinare se i livelli sonori normalmente presenti all’interno di un’abitazione risultano o meno rispettosi dei valori-guida suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che abbiamo mostrato in precedenza. Questa verifica serve dunque per stabilire se l’inquinamento acustico è presente all’interno di un’abitazione e, in caso affermativo, se i livelli riscontrati possono costituire un pericolo per la salute degli abitanti. Questo tipo di misure vengono in genere comprese in un’analisi più ampia, che riguarda tutti i tipi di comfort che descriviamo in queste pagine. Il tecnico che le esegue fornisce in genere anche utili consigli per ridurre sensibilmente il livello eccessivo di inquinamento acustico eventualmente riscontrato.

Le misure di comfort acustico non hanno alcun valore legale, non essendo previste da alcuna specifica Normativa. Se a seguito di tale misure viene rilevata una situazione di discomfort acustico, questo non assicura che, ad esempio, non siano stati rispettati i requisiti acustici passivi dell’edificio. Ciononostante, l’effettuare questo tipo di verifiche può essere utile come primo indicatore del livello di isolamento acustico, tenendo inoltre presente che il costo di una verifica di comfort acustico è molto inferiore a quello di una verifica di inquinamento acustico o dei requisiti acustici passivi degli edifici.

È comunque bene specificare che anche le misure di comfort acustico debbono essere eseguite secondo le procedure operative previste dalla Normativa tecnica e dalle Leggi nazionali, come ad esempio il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 16 Marzo 1998 che abbiamo citato in precedenza.

Infine un’ultima, importantissima, avvertenza: mentre le verifiche di inquinamento acustico o dei requisiti acustici passivi degli edifici possono essere attuate esclusivamente da un Tecnico competente in acustica ambientale, le verifiche di comfort acustico possono essere condotte anche soltanto da un professionista con esperienza in materia. Ad esempio, un consulente energetico debitamente attrezzato può effettuare tali tipi di misure; se poi esso ha anche la qualifica di Tecnico competente in acustica ambientale…beh, tanto meglio.

È anche importante sottolineare che le verifiche di comfort acustico abitativo possono essere effettuate con fonometri non necessariamente in classe 1; non essendoci, al momento, una Normativa al riguardo, è sufficiente che il tecnico disponga di un’ottima strumentazione in classe 2: l’essenziale è che sappia utilizzarla al meglio (e che abbia cioè maturato sufficiente esperienza al riguardo, come abbiamo già chiarito in precedenza).

Mostriamo qui sotto un esempio di verifica del comfort acustico, eseguita per una stanza da letto con l’impiego di un fonometro in classe 2, equipaggiato con datalogger e debitamente calibrato. Poiché le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità forniscono dei valori di riferimento sia per il caso a finestre chiuse che per quello a finestre aperte, sono state eseguite due misurazioni, entrambe della durata di 8 ore, dalle 22.00 alle 6.00, così come prescritto dalle stesse linee guida:



Nel caso con finestre chiuse si è ottenuto un Leq = 39,27 dB, maggiore rispetto al valore-guida di 30 dB, ed un L10 = 47,65 dB, maggiore rispetto al valore-guida di 45 dB. Nel caso con finestre aperte si è ottenuto un Leq = 39,92 dB, inferiore al valore-guida di 45 dB, ed un L10 = 48,70 dB, anch’esso inferiore al valore-guida di 60 dB.

A partire da queste osservazioni, è stato necessario interpretare i risultati e capire la natura del discomfort acustico rilevato a finestre chiuse. Poiché tutti e tre i parametri rilevati sono risultati molto simili fra di loro nei due casi (con una leggera maggiorazione nel caso a finestre aperte), si è innanzitutto osservato come il problema non fosse causato da pessime prestazioni acustiche dei serramenti. Il fatto però che a finestre chiuse i valori-guida vengano superati mentre a finestre aperte questo non accade ha portato alla conclusione che la sorgente del disturbo fosse interna all’abitazione. Infatti la chiusura delle finestre aumenta notevolmente i fenomeni di riflessione delle onde sonore all’interno del locale, causando l’innalzamento di tutti i valori di pressione sonora.

Si è individuata la causa del problema nell’eccessiva rumorosità dell’impianto di VMC presente nell’abitazione. Una volta intervenuto un manutentore specializzato, che ha semplicemente sostituito i collari di sostegno delle tubazioni dell’impianto con apposite staffe antirumore, si sono rieseguite le verifiche e si è riscontrato un pieno rispetto dei valori-guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per puro scrupolo è stata richiesta una verifica finale del rumore prodotto dall’impianto di VMC ad un Tecnico competente in acustica ambientale, il quale ha stabilito che le emissioni acustiche da parte di tale impianto rientravano nei limiti previsti dalla Normativa italiana.

Il caso illustrato è un ottimo esempio di come un’analisi di comfort acustico possa portare alla soluzione di eventuali
problematiche in modo rapido, semplice e molto economico (l’intervento del Tecnico competente in acustica ambientale è stato richiesto, senza alcuna spesa per il cliente, soltanto perché si aveva intenzione di mostrare il caso come esempio nelle presenti pagine).

 
Copyright © Francesco Della Torre, 2013-2019 - Cell.: 340-54.66.462 − E-mail: ingfradt@gmail.com
Informative
Sito web "cookie free" e con scopi non commerciali. Realizzato in proprio.
Torna ai contenuti | Torna al menu